I prodotti della nostra terra!
Le strade del vinoLa Sicilia offre molti itinerari da visitare, dall'archeologia alle tradizioni, dalla natura alla gastronomia, ma quello che vi proponiamo in queste pagine è un viaggio sulle strade dei migliori vini della Sicilia.
Sette itinerari alla scoperta dei vini e dei luoghi più caratteristici della Sicilia: Terra di antiche civiltà, Alcamo già nell'Ottocento era rinomata per il pregio dei suoi vini. Il rinnovamento della viticoltura di questa zona della Sicilia ha fatto sì che siadivenuta capace di dare vita ad un vino bianco da pasto di moderata gradazione alcolica, fresco e lievemente acidulo, riconosciuto DOC nel 1972. Nella zona si producono oggi anche ottimi vini rossi.
La strada dell'Insolia o Ansonica
La strada Nero d'Avola e del Cerasuolo di Vittoria Attraverso un itinerario di grande suggestività, tipico ambiente rurale della Sicilia, seguiamola secolare tradizione di un vitigno salito oggi in vetta ai livelli di qualità dei vitigni caratteristici dei più grandi vini d'Italia. E' il Nero d'Avola o Calabrese, la base e la struttura della qualità dei grandi vini rossi di Sicilia Doc o IGT, il cui patrimonio, arte e segreti, sono conservati nella cultura e nelle abitudini di vita degli abitanti del suo territorio. La strada del Moscato di Noto e del Moscato di Siracusa
L'Etna è uno dei luoghi naturalisticamente più importanti d'Italia.
La viticoltura di questa zona ha origini antichissime,come è testimoniato da monete del V° sec. a. C.giunte fino a noi: il vino dell'Etna, nelle sue tre tipologie rosso, bianco e bianco superiore, è statoil primo vino siciliano da tavola ad ottenere il riconoscimento della denominazione d'origine.
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Vini per provinciaNel Trapanese vi è la maggiore coltivazione vinicola dell'isola. Le città coinvolte in questa produzione sono sette, più l'isola di Pantelleria. I vitigni coltivati sono il Grillo, il Cataratto, il Damaschino, il Trebbiano, l'Inzolia il Cabernet Sauvignon, il Nerello Mascalese, il Frappato, il Merlot e lo Zibibbo. Tappa d'obbligo in questa provincia è Marsala dove da più di duecento anni si produce l'omonimo vino. Da visitare pure le saline e il Museo del sale, l'isola di Mozia, Mazara del Vallo e la Festa di San Giuseppe a Salemi. Da non dimenticare Pantelleria per la sua particolare natura, ma anche perché qui viene prodotto l'esclusivo Moscato. Dal 1995 Menfi è il cuore pulsante della DOC omonima. Le tipologie sono: Bianco, Rosso, Rosso Riserva, Chradonnay, Grecanico, Inzolia, vendemmia Tardiva, Cabernet Sauvignon, Merlot, Nero d'Avola, Sangiovese, Sirah, Bonera, Bonera Riserva e Feudo dei Fiori. Quest'ultimo è prodotto con uve di Chardonnay e/o Inzolia o Ansonica. Il colore è giallo paglierino con sfumature verdi, odore fresco, delicatamente vinoso, sapore morbido, vivace ed armonico, con buona persistenza. La gradazione minima è di 11.5° e l'uso da pesce. Santa Margherita di Belice è il punto centrale della piccola e omonima denominazione di origine. Sono prodotti una serie di vini di monovitigno e più precisamente Ansonica, Catarratto, Grecanico, Nero d'Avola e Sangiovese, i quali devono essere prodotti con almeno l'85% dell'omonimo vitigno. Accanto ad essi ci sono le tipologie Bianco e Rosso. Quest'ultimo deve essere prodotto con Sangiovese e/o Cabernet Sauvignon, nero d'Avola più eventualmente altri vitigni a bacca rossa, ma sempre fino ad un massimo del 15%. Altro paese produttore è Montevago. Le tipologie previste sono Bianco, Rosso, Ansonica, Catarratto, Grecanico, Nero d'Avola, Sangiovese. Il bianco presenta un colore paglierino tenue con riflessi verdognoli, profumo delicato, fruttato, caratteristico, sapore secco, armonico, vivace, fresco. La gradazione minima è di 10.5°, l'uso da aperitivo o da pesce. Questo provincia è interessata da due denominazioni di origine differente. Menfi e Sambuca di Sicilia. Quest'ultima, con vigneti situati ad una altitudine supweriore ai 200 metri, prevede i tipi Bianco, Rosso, Rosso riserva, Rosato, Chardonnay, Cabernet Sauvignon. Il rosso ottenuto con uve di nero d'Avola, Nerello mascalese e/o Sangiovese e/o Cabernet Sauvignon e con una eventuale aggiunta di uve di altri vitigni non aromatici, ha colore rosso rubino, talvolta con riflessi colore granato, odore vinoso, caratteristico, intenso; sapore asciutto, corposo, vellutato. L'invecchiamento è obbligatorio per sei mesi. L'uso è da pasto. Nella zona vicino Vittoria si produce il Cerasuolo di Vittoria con le uve di Frappato e Calabrese, con l'eventuale aggiunta di quelle di Grosso Nero e Nerello Mascalese. Si tratta di un vino gradevole dal colore rosso ciliegia; odore vinoso, con delicato profumo, sapore caldo, asciutto, pieno, rotondo, armonico. A Noto si produce il Moscato detto il "Pollio". E' in poche parole quel vino dolce "haluntium" di cui Plinio diceva che "nasce in Sicilia ed ha sapore di mosto". Tutt'oggi questo Moscato viene prodotto con notevole successo e può essere Naturale, Spumante e Liquoroso. Il tipo spumante è un vinobrillante: ha colore paglierino o giallo dorato tenue; aroma caratteristico di Moscato. Nel Catanese la zona più importante per produzione vinicola è quella dell'Etna, dove grazie alle condizioni climatiche legate al vulcano, si ottiene un ottimo vino DOC Etna, nelle tre qualità rosso, bianco e rosato. Le città produttrici in questa zona sono dodici: Linguaglossa, Castiglione di Sicilia, Piedimonte, Pedara, Milo, Randazzo, Sant'Alfio, Riposto, Trecastagni, Santa Venerina, Viagrande e Zafferana Etnea. I vitigni coltivati sono il Cataratto, il Carricante, il Nerello Mascalese e l'Inzolia. Oltre alla visita nelle numerose cantine è d'obbligo l'ascesa ai crateri dell'Etna e una visita ai centri storici di Randazzo, Linguaglossa e Zafferana Etnea in occasione dell'Ottobrata. La zona di Milazzo ha una lunga tradizione vitivinicola. Attualmente la produzione enologica di questa zona può contare al suo attivo due DOC, quali il Faro nel solo territorio del comune di Messina e la Malvasia delle Eolie.
Tra le province siciliane è quella con meno tradizione vinicola, anche se qualche produttore delle campagne attorno a Piazza Armerina sta risalendo alla ribalta negli ultimi tempi.
Anche in questo territorio si produce il Cerasuolo di Vittoria ottenuto da uve di Frappato e Calabrese, con aggiunta di quelle di Grosso nero e Nerello Mascalese.
Si tratta di un vino particolarmente gradevole, dal colore rosso ciliegia, odore vinoso, con un delicato profumo. Il sapore è caldo, asciutto, pieno, rotondo, armonico. Viene usato quasi esclusivamente con gli arrosti.
Riesi, in provincia di Caltanissetta, è stata come tutto il territorio ai margini del mondo vitivinicolo siciliano. Da alcuni anni, invece, vi è stato un forte incremento della superficie vitata che fa ben sperare. Anche a Butera le aziende locali sono cresciute moltissimo. Oggi sono 2300, con una produzione media annuo di vino di 63500 hl. Un dato questo che può essere visto soltanto in chiave positiva, sempre che le reali intenzioni vadano ben oltre quelle di produrre buoni vini a prezzi ragionevoli e con taglio "internazionale". Se è vero che prima o poi il mercato di vini di alta qualità a prezzo elevato rischia di saturarsi, è altrettanto vero che sarebbe un peccato se queste regioni fossero relegate a produrre vini legati più al nome del vitigno che a quello del territorio. A Monreale si produce un particolare rosso d'Alcamo.
Si ottiene con le uve di Nero d'Avola, con quelle di Frappato, Sangiovese, Perricone, Cabernet Sauvignon, Merlot e Syrah. Il colore è rubino più o meno intenso, l'odore speziato, fruttato, caratteristico; sapore asciutto, armonico, pieno. L'uso è esclusivamente da pasto. La fama di Casteldaccia è legata al nome dei Duchi di Salaparuta e in particolare a quello di Giuseppe Alliata Moncada, principe di Villafranca, che nel nella sua villa di Valguarnera, presso Bagheria, iniziò a imbottigliare un vino bianco prodotto con le uve inzolia provenienti dalla tenuta in contrada Corvo di Salaparuta.
Nacque così in quegli anni non solo il primo vino "alla francese" , e cioè in bottiglia, ma anche la casa vinicola Duca di Salaparuta che nel corso del tempo sarebbe diventata una realtà enologica conosciuta nel mondo. La storia del vino in SiciliaPrimato che spetta ai Fenici l'aver introdotto la pregiata bevanda in tutto il Mediterraneo e, naturalmente, anche in Sicilia. Ma il ritrovamento di viti dette "ampelidi" scoperte alle falde dell'Etna e nell'Agrigentino, dimostrano la presenza della vite selvatica, facente parte della rigogliosa flora mediterranea, già nell'Era Terziaria. Con l'arrivo dei Greci nell'Isola ( VIII sec. a.C.), la cultura enoica di questo grande popolo trovò terreno fertile in Sicilia. In 500 anni di permanenza nell'Isola, trascorsi in armonia con la gente del posto, trasformarono le abitudini dei Siciliani, che divennero veri esperti non solo nella coltivazione della vite, ma anche dell'olivo e del grano. Sotto i Romani ( III sec. a.C. ), sebbene ristretta a poche zone, la coltura della vite era piuttosto importante: la Malvasia delle Eolie, il Pollio di Siracusa, il Mamertino di Messina venivano esportati ed apprezzati in tutto il mondo latino. Nei primi secoli dopo l'avvento del Cristianesimo, molte terre della Sicilia passarono nelle mani della Chiesa, che continuò a sostenere la viticoltura. Con le invasioni barbariche ( V sec. d.C. ) si ebbe una battuta d'arresto nella produzione, ma l'arrivo del bizantino Belisario nel 535 d.C. permise ai Siciliani, anche se ancora per poco, di dedicarsi all'agricoltura. Nell'827 gli invasori musulmani dell'Isola, uniformandosi al Corano, azzerarono la produzione di vino, senza mai però vietarla tanto che si incrementò la produzione di uve da tavola pregiate, come il Moscato d'Alessandria ( Zibibbo ) dell'isola di Pantelleria. Con i Normanni giunti nell'isola nel 1061, la Sicilia vitivinicola rinacque a nuova vita fino a quando nel 1266 Carlo d'Angiò per le eccessive tassazioni, spinse il popolo a non impiantare più vigne. Con gli Aragonesi e successivamente con gli Spagnoli, l'agricoltura e la coltura della vite si svilupparono enormemente; ma è dal 1773 che la produzione del vino in Sicilia registra un vero e proprio "boom" grazie alla commercializzazione su scala industriale dei vini di Marsala con l'inglese Woodhouse. Nel 1880-81 una spaventosa epidemia di Fillossera ridusse la superficie coltivata dell'Isola da 320.000 ettari a circa 175.000 ettari, causando un grave disastro economico. Fu necessario il reimpianto delle viti europee innestate sull'immune ceppo americano provenienti da un vivaio creato a Palermo apposta per fronteggiare l'emergenza.I primi veri frutti si ebbero solo intorno al 1920, con la realizzazione di portainnesti detti "siciliani", ma l'avvento del fascismo in Italia e la lentezza burocratica negli espropri ai proprietari latifondisti, bloccò il tanto aspettato rilancio del settore vitivinicolo. Al termine del 2° conflitto mondiale, e più dettagliatamente nel decennio 1950-60, con il fallimento della riforma agraria molti contadini abbandonarono i campi definitivamente per trasferirsi nelle zone industriali del Nord, ma la nascita delle prime cantine sociali permise a quelli che erano rimasti, di tirarsi fuori da uno stato di povertà oramai atavico. La creazione del Mercato Unico Comunitario nel 1970, il conseguente flusso di vini dell'Isola verso la Francia, il miglioramento delle tecniche di coltivazione con l'impiego della meccanizzazione ed una intelligente attività di riqualificazione del vino siciliano , da parte dell'Istituto Regionale della vite e del vino, ha stimolato gli entusiasmi: sono apparse nuove realtà produttive, nuove DOC e si è dato l'avvio a quello che in molti già chiamano "miracolo siciliano". |
